Epistemologia

Seminario dei dottorandi di Logica e Filosofia della Scienza


MERCOLEDI 3 GIUGNO 1998
h.9,30-13; h.14,30-18

Dipartimento di Filosofia, Universita' di Genova
AULETTA SEMINARI
via Balbi 4, II piano

ore 9,30-13
ore 14,30 - 18
Paola ANDRIAN (Filosofia della scienza ) Arianna BETTI (Filosofia analitica continentale)
Corrado SINIGAGLIA Alessandra GAUDINO (Filosofia della matematica)
Alessandra PARODI (Filosofia della medicina) Gabriella PIGOZZI (Logiche non monotone)
Giuseppina RONZITTI (Logica matematica) Luca ZUCCHI (Storia della biologia)
Luca MALATESTI (Filosofia della mente) Maria Luisa DONATI (Storia delle idee)




Abstracts









ALESSANDRA PARODI
Bruckenkopf 2 - 69120 Heidelberg (Deutschland)
V.A.Volta 25 - Genova

Curriculum:
Alessandra Parodi si e' laureata in Filosofia nel 1988 e ha trascorso periodi di ricerca presso le universita' di Berna e di Heidelberg. Nel 1997 ha terminato il dottorato di ricerca in Filosofia della scienza con una tesi intitolata Le cause tra medicina e filosofia . Vive tra Heidelberg e Genova, continua a studiare e a scrivere in filosofia della medicina, traduce e insegna italiano.

Abstract:
Sulla Filosofia della Medicina: un'introduzione


In che rapporto stanno filosofia e medicina ? E' utile alla medicina che ci sia una filosofia della medicina ? Che cosa distingue l'approccio filosofico da altri modi di riflettere sulla medicina? Collocando la medicina al centro di alcuni angoli visuali e trovando lo specifico di ognuno di essi (storico, antropologico, sociologico e cosi'via) si arriva a rispondere per contrasto alla domanda "Che cosa fa la filosofia della medicina", passando attraverso alcune considerazioni sulla non-identita' della filosofia della medicina e bioetica.
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GIUSEPPINA RONZITTI
ronzitti@nous.unige.it

Curriculum:
1993: si laurea in Filosofia presso l'Universita' degli studi di Genova con una tesi in Logica Matematica dal titolo Teorie Formalizzate del Secondo Ordine (relatore: prof.Dario Palladino)
1997: inizia il dottorato in Filosofia della Scienza presso il dip. di Filosofia dell'Universita' di Genova, tutors: D.Palladino, G.Rosolini. Nella fase iniziale della propria ricerca si propone di approfondire lo studio di alcune tematiche logiche, matematiche e filosofiche utilizzando gli strumenti concettuali della teoria delle categorie.

Abstract:
Cos'e' la 'logica categoriale'?


Nell'intervento illustrero' brevemente la peculiarita' della teoria delle categorie come strumento di studio della logica, sia relativamente alla 'teoria della dimostrazione' che relativamente alla 'teoria dei modelli'. L'intento e' quello di mostrare come alcune distinzioni consolidate in ambito 'classico', come 'sintassi/semantica' o 'logica/matematica' in ambito categoriale risultino invece piuttosto sfumate. Concludero' la mia comunicazione accennando ad una specifica questione logica che attualmente e' al centro del mio studio: la possibilita' di una formulazione 'rigorosa' dal punto di vista e logico e matematico del concetto di quantita' infinitamente piccola.
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LUCA MALATESTI
malatesti@hotmail.com

Curriculum:
1992: Laurea in Filosofia presso la Facolta' di Lettere e Filosofia di Firenze, discussa una tesi di Filosofia della Scienza dal titolo Categorie e logica intuizionista, relatore Prof. Sergio Bernini.
1995 : Dottorando in Filosofia della Scienza presso il Dipartimento di Genova, relatore Prof. Paolo Aldo Rossi. Si occupa di filosofia della mente. Attualmente e' interessato ai problemi metafisici ed epistemologici connessi all'analisi filosofica delle sensazioni.

Abstract:
Proprieta' mentali. Tra riduzionismo e funzionalismo.


Il funzionalismo e' la dottrina filosofica che sostiene che gli stati mentali di un individuo sono definibili specificando i ruoli causali che li connettono ad altri stati mentali, agli stimoli e alle risposte comportamentali di questo soggetto. Nella prima parte dell'intervento daro' brevemente conto della genesi e dello sviluppo di questa teoria. Da un punto di vista teorico, inoltre, ne analizzero' le principali varianti. Tradizionalmente al funzionalismo si imputa un'incompatibilita' con la teoria dell'identita' dei tipi. Quest'ultima posizione e' una forma di materialismo riduttivo, sviluppatasi a partire dagli anni 50 del nostro secolo, che riduce i tipi di proprieta' mentali ai tipi di proprieta' del cervello. In particolare, i filosofi funzionalisti hanno attaccato la teoria dell'identita' ricorrendo ad un argomento (o meglio ad una classe di argomenti) denominato argomento della realizzazione molteplice. I funzionalisti con esso hanno inteso mostrare che le proprieta' mentali non possono essere ridotte esclusivamente alle proprieta' cerebrali. Questa discussione ha suscitato negli ultimi anni un vivace dibattito del quale cerchero' di tratteggiare le linee di sviluppo principali. Infine, ho intenzione di mostrare quali sono le ragioni a sostegno di una versione di funzionalismo compatibile con una teoria dell'identita' dei tipi e, quindi, con una forma di materialismo riduttivo.
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ARIANNA BETTI
aribetti@geocities.com

Curriculum:
1996-oggi: Dottoranda in Filosofia della Scienza presso l'Universita' di Genova. Tutor: Prof. Michele Marsonet. Argomento della tesi: Tempo, logica e verita' nella filosofia austro-polacca.
1996: laurea in Filosofia presso l'Universita' di Firenze (Prof. Casari), Logica ed esistenza in Stanislaw Lesniewski.
Ricerca attuale: sto lavorando sulle radici lesniewskiane della semantica tarskiana, su predicazione ed esistenza (Kant, Bolzano, brentaniani e Lesniewski), su inediti di Twardowski e controllando una traduzione inglese del Principio di Contraddizione in Aristotele di Lukasiewicz.

Abstract:
Truth-bearers temporali e verita' sempiterne nella filosofia austro-polacca


Preliminarmente spieghero' l'etichetta di "Filosofia analitica continentale" che mi sono scelta. Introdurro' poi, all'interno di questa tradizione, una sottotradizione con caratteri specifici, la cui unitarieta' e' ormai riconosciuta, quella della filosofia austro-polacca. Mettero' dunque in evidenza, partendo da quella che e' stata spesso detta "l'ossessione austro-polacca per la verita'" (in cui la concezione della verita' e' corrispondentista e classica par excellence ) il concetto di verita'sempiterna che lega il suo ispiratore storico, il boemo Bernard Bolzano ai polacchi Kazimierz Twardowski e Stanislaw Lesniewski. A questo punto entrero' nella questione specifica di cui vorrei occuparmi nella tesi e di cui quel che esporro' costituisce un punto di partenza. Intreccero' la ricostruzione delle teorie della verita' e del significato nel tre autori con il problema dell'assolutezza e dell'indipendenza della verita' rispetto al tempo nel caso in cui siano coinvolti indici temporali. Allargando l'indagine a teorie rivali, come quella del primo Kotarbinski, cerchero' di mostrare la connessione che sussiste tra le varie prese di posizione sul determinismo e le teorie del significato e della verita', legate al diverso status ontologico dei truth-bearers (le entita' di cui si dice che sono vere in senso primo, siano esse giudizi, proposizioni o enunciati) e dei truth-makers (le entita' - se si danno - che rendono vero un truth-bearer) che si assumono; accennero' infine al fatto che l'intreccio con i problemi della causalita' sul piano ontologico e l'accettabilita' delle logiche polivalenti, di quelle modali, e del loro rapporto con la teoria della probabilita' sul piano logico ha costituito negli anni 10 e 20 del nostro secolo un nodo essenziale nello sviluppo logico-filosofico contemporaneo, come e' evidente soprattutto nell'opera di Jan Lukasiewicz.
(L'intervento sara' presentato da Giuseppina Ronzitti, che ringrazio)
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ALESSANDRA GAUDINO
moelca1@galactica.it

Curriculum:
1994-oggi: dottoranda in filosofia della scienza presso l'Universita' di Genova. Relatore: prof. Galvan, Universita' Cattolica di Milano. Argomento della tesi: programma di Hilbert e strumentalismo in matematica.
1993: laurea in Filosofia presso l'Universita' Cattolica di Milano. Relatore: prof. Galvan. Argomento della tesi: logica deontica e legge di Hume.
Attuale campo di ricerca: sto lavorando su alcune interpretazioni relativamente recenti del programma di Hilbert, in particolare della concezione hilbertiana di strumentalismo, (mi riferisco sostanzialmente a Detlefsen, Hallett, Isaacson) e su una trattazione logico-formale compiuta da Ignjatovic che si ispira all'interpretazione di Detlefsen.

Abstract:
Strumentalismo in matematica


La mia ricerca muove dall'esame della concezione strumentalistica che della matematica ebbe Hilbert, ossia dall'indagine sulle interconnessioni sussistenti tra la matematica cosiddetta ideale - identificabile sostanzialmente con l'analisi e connotata da un potente impianto deduttivo che la espone al rischio di generare al suo interno paradossi e pertanto esige che se ne dimostri la "incontradditorieta'" con una prova di consistenza - e quella reale o finitista - coincidente approssimativamente con la teoria elementare dei numeri, molto piu' garantita a livello fondazionale perche' caratterizzata da nozioni ultimamente riconducibili ad una forma di evidenza intuitiva e da tecniche dimostrative ritenute indubitabili-. I testi di Hilbert e della sua scuola spesso non sono esaustivamente chiarificatori, non consentendo una lettura univoca di quei rapporti. Si e' cosi'formata una tradizione di lettura (Kitcher, Giaquinto, Resnik ed in parte Detlefsen) secondo la quale la matematica ideale e' esclusivamente un sofisticato apparato che non ha un potere conoscitivo superiore rispetto alla matematica finitista ma di questa e' piuttosto abbreviazione: essa rappresenta solo un complesso di procedure dimostrative in grado di fornire processi inferenziali piu' brevi e concettualmente piu' semplici di quelli di cui dispone la matematica reale.
Discordanti rispetto a questa linea ermeneutica sono le interpretazioni di Hallett e Detlefsen (almeno nella prima parte del 1986) che si sforzano di ricondurre l'impianto gnoseologico che presiede al programma hilbertiano ad una prospettiva meno pragmatica ed ontologicamente piu' realistica. Con una serie di riscontri testuali la mia tesi tenta di avvalorare questa visione.
Una significativa conferma ad essa viene dall'indagine formale di Ignjatovic il quale prova come, sotto una serie di plausibili pre-condizioni epistemologiche e logiche, le dimostrazioni ideali di un asserto reale non siano notevolmente piu' brevi delle corrispettive dimostrazioni reali dello stesso e come il tentativo, compiuto in sintonia con lo spirito hilbertiano, di utilizzare, in modo se non finitista, l'omega regola nella dimostrazione di consistenza, approdi ad esiti abbastanza circostanziati. Il mio lavoro e' focalizzato sui risultati di Ignjatovic per le cospicue ripercussioni epistemologiche in essi implicite, sia per cio' che afferisce esplicitamente all'omega regola ed alla sua valenza infinitaria, sia piu' ampiamente per i drastici ridimensionamenti che essi impongono alla concezione strumentalistica hilbertiana cosi'come viene tradizionalmente accreditata.
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GABRIELLA PIGOZZI
pgabriella@iname.com

Curriculum:
1997: laurea in Filosofia presso l'Universita' degli Studi di Milano con una tesi dal titolo Un approccio categoriale agli insiemi fuzzy (relatore: Prof.Silvio Bozzi).
1997: dottoranda in Filosofia della Scienza presso l'Universita' di Genova, tutor: Prof. Giulio Giorello. Nella fase iniziale della ricerca mi propongo di approfondire le tematiche e i problemi emergenti dalla trattazione del ragionamento incerto.

Abstract:
Il ragionamento non monotono: alcune linee di ricerca

.
Il ragionamento plausibile e' caratterizzato dalla fallibilita' e dalla ritrattabilita' delle conclusioni, in quanto condotto in situazioni di incompletezza delle informazioni. Tale flessibilita' consente di giungere ad una conclusione e di rivederla successivamente al presentarsi di una nuova informazione. La fase iniziale della ricerca mira alla ripresa e all'approfondimento di temi presenti nel lavoro di M. Benzi, quali le differenti formalizzazioni del ragionamento incerto (in particolare le logiche non monotone) e l'ambito applicativo piu' interessante per queste, rappresentato dall'intelligenza artificiale. Un ulteriore motivo di interesse e' rappresentato dalla considerazione che le modalita' del ragionamento plausibile possano rispecchiare forme di "logica del metodo scientifico". Nella pratica scientifica, infatti, così come nel ragionamento quotidiano, si e' soliti inferire conclusioni plausibili da premesse assunte come vere. La logica della scoperta scientifica si differenzia, dunque, dalle procedure della logica classica, secondo la quale si inferiscono conclusioni (sicuramente) vere da premesse (sicuramente) vere. Sullo sfondo, una questione (filosoficamente interessante) che vede nella nascita e nel rapido sviluppo di differenti formalismi idonei al trattamento del ragionamento plausibile un elemento significativo all'interno di un quadro in cui si e' persa l'idea di una logica universale. Una linea di ricerca, emersa recentemente, che appare proficua (e che mi propongo di approfondire) e' volta ad una riconsiderazione della probabilita', in seguito alla consapevolezza che il calcolo delle probabilita' non e' (soltanto) calcolo di frequenze relative ma e' (soprattutto) una teoria del ragionamento e, in quanto tale, e' necessaria una stretta e proficua collaborazione con gli altri metodi per il trattamento del ragionamento incerto (in particolare con le logiche non monotone). E', in particolare, merito di J. Pearl avere rilevato come il calcolo probabilistico, consentendo l'elaborazione di un'informazione dipendente dal contesto, costituisca un approccio teorico adeguato al ragionamento plausibile.
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LUCA ZUCCHI
Via Tiziano 9 -20145 Milano

Abstract:
Modalita' di visualizzazione e storia del pensiero tassonomico


La tesi esamina la funzione conoscitiva delle immagini in rapporto all'impresa tassonomica e nomenclatoria che ha impegnato il pensiero biologico dal Cinquecento fino alla svolta linneana. Si e' deciso di concentrare l'attenzione sul sapere botanico per una serie di ragioni sia di ordine storico che teorico, fra cui: 1) per la relativa semplicita' del suo oggetto, la botanica e' pervenuta prima di altre scienze a un efficace sistema di classificazione; 2) in tale periodo la botanica si emancipa dalla medicina, offrendo l'occasione di studiare una scienza nel momento in cui si costituisce quale disciplina autonoma; 3) fra i piu' notevoli esempi di illustrazione scientifica della prima eta' moderna compaiono immagini di piante e l'opera, fra quelle a noi giunte, che meglio permette di farsi una idea del ruolo svolto dalla rappresentazione nel sapere biologico greco romano (importante per comprendere il dibattito sulle figure naturalistiche dal Cinque al Settecento) e' costituita da un erbario; 4) la discussione sulla liceita' o meno della presenza delle immagini in un testo di argomento medico-biologico durante questo periodo si e' svolta in modo piu' approfondito e meglio argomentato in botanica.
L'analisi della soluzione di Linneo al problema tassonomico e nomenclatorio getta luce sul ruolo assegnato alle immagini, prima, durante e dopo la sua riforma della storia naturale. Il "sistema sessuale" di classificazione linneano, essendo fondato sull'analisi del "numero, la figura, la disposizione e la proporzione" degli organi che compongono l'apparato riproduttivo, e dunque su caratteristiche registrabili visualmente, permette di assumere le illustrazioni precedentemente prodotte come iconotipi. Le figure cinque-seicentesche erano subordinate a un metodo di classificazione fondato sull'uso - in particolare medico - delle piante e si riferivano ai loro effetti e a qualita' (odore, sapore ecc.) appartenenti a registri sensoriali diversi da quello visivo. D'altra parte, tali immagini erano pure finalizzate all'identificazione a scopo pratico dei vegetali e quindi ne disegnavano la morfologia complessiva. Il "sistema sessuale" linneano, invece, e' basato su una modalita' di visualizzazione "microscopica" di elementi, come gli stami e i pistilli, che esprimono l'"essenza" della pianta, caratterizzati come "lettere dei vegetali", con cui Dio, in base a principi matematici, ha permesso all'uomo di leggere un capitolo del grande libro della natura. Questo modello tassonomico concepisce l'immagine come strumento di trasmissione di una conoscenza che si manifesta in modo pienamente adeguato solo nella dimensione della parola scritta. Analogamente, l'introduzione della "nomenclatura binomia" da parte di Linneo assegna al linguaggio una funzione puramente denotativa, efficace proprio perchŽ - in una certa misura anche contro le intenzioni dell'autore - risulta "arbitraria" e "convenzionale". Il battesimo generico-specifico dei corpi naturali (che fa di Linneo "un secondo Adamo") sostuisce la prolissa "designazione diagnostica", il cui intento era esaurientemente descrittivo.
Il ruolo delle immagini nell'elaborazione e nella trasmissione del sapere scientifico viene affrontato nella tesi in riferimento a problemi sollevati da particolari modalita' di conoscenza e visualizzazione. Essi si trovano tuttavia connessi ad alcune importanti questioni di fondo, solo piuttosto recentemente studiate da filosofi e da storici dell'arte della scienza, anche in rapporto a un effetto tardivo della crisi del neopositivismo, che intendeva idealmente le teorie come sistemi assiomatici interpretati dove regole logiche operano su elementi di tipo esclusivamente linguistico. Fra gli argomenti trattati nella tesi vi saranno: la complessa interrelazione fra sistema teorico-interpretativo, osservazione del "dato" e registrazione grafica di quest'ultima; la distinzione dei compiti e l'integrazione delle modalita' di trasmissione di conoscenza tra parola e immagine in opere a carattere scientifico (in un ambito in cui il linguaggio si impegna ad assolvere una funzione tassonomica e nomenclatoria piuttosto che esplicativa); le implicazioni teoriche delle diverse forme di produzione sia d'illlustrazioni che di testi, tra cui le differenze fra copiatura manuale e replicazione seriale d'immagini identiche fra loro e immutabili mediante la stampa; il contributo della prospettiva e della teoria delle ombre alla "rivoluzione scientifica"; e l'utilizzo del frontespizio come una sorta di introduzione figurata che esprime simbolicamente il contenuto dell'opera.
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MARIALUISA DONATI
framar@pmp.it

Curriculum:
Laurea in Filosofia ottenuta all'Universita' degli Studi di Milano il 27 aprile 1995 con la votazione di 110/110 e lode. Per l'anno accademico 1997-98 è iscritta al secondo anno del dottorato di Filosofia della Scienza presso l'Universita' degli Studi di Genova. La tesi di laurea riguardava Gli aspetti filosofico-epistemologici del concetto di sincronicita'. Il rapporto di C.G.Jung con W.Pauli, relatore: Giulio Giorello; correlatore: Fulvio Scaparro. Attualmente continua a occuparsi delle riflessioni filosofiche e della concezione del mondo elaborata a partire dall'incontro tra lo psicologo svizzero e il fisico austriaco, (a proposito ha infatti appena terminato un lungo articolo tratto dalla tesi di laurea, intitolato Beyond synchronicity: the philosophical worldview of C.G.Jung and W.Pauli), estendendo il campo di ricerca ai lavori che manifestano la presenza di tratti qualitativi e immaginativi che accompagnano la nascita dei concetti scientifici. In particolare, la tesi di dottorato si pone l'obbiettivo di indagare, prendendo in esame un caso storico, l'interazione fra tali aspetti immaginativi e l'emergere di un metodo basato sull'analisi quantitativa. Al momento, sta effettuando uno studio di fattibilita' sul caso storico di Johannes Kepler. Ha realizzato alcune traduzioni dal tedesco tra cui (in collaborazione con Maria Elena Ponzo) il saggio del filosofo Hans Georg Gadamer dal titolo Dove si nasconde la salute, curato da Agnese Grieco e Vittorio Lingiardi e pubblicato nell'ambito della collana "Scienza e idee" da Raffaello Cortina Editore, Milano 1994; e sempre dal tedesco ha tradotto il saggio di Renatus Ziegler dal titolo "La matematica come scienza dello spirito" che comparira' nel libro Goethe scienziato a cura di Giulio Giorello e Agnese Grieco, in corso di pubblicazione presso Einaudi, Torino. Sempre all'interno del volume Goethe scienziato, ha curato la revisione editoriale delle traduzioni dall'inglese dei saggi di Brian Goodwin "Goethe e la scienza qualitativa", Karl J.Fink "Immagini virtuali nella scienza di Goethe", Gerry Webster "La lotta con Proteo: Goethe, Cassirer e il concetto di forma" e G.Rickey Welch "Gestalt, Bildung, Urphänomen: un'interpretazione fisicalista".

Abstract:
Filosofia, scienza e mito in Johannes Kepler: Genesi filosofica di alcuni concetti scientifici


Il presente lavoro di ricerca prende spunto da un articolo scritto nel 1952 dal fisico austriaco Wolfgang Pauli, intitolato "Der Einfluß archetypischer Vorstellungen auf die Bildung naturwissenschaftlicher Theorien bei Kepler", e avente per tema lo studio degli aspetti filosofici, mitologici e religiosi che costituiscono lo sfondo culturale che alimenta la nascita dei concetti scientifici nell'opera di uno scienziato come Johannes Kepler. Pauli abbozza l'idea che a ispirare le scoperte scientifiche di Kepler sia stata proprio la sua concezione metafisica sottostante, la quale si rende visibile principalmente nell'importanza attribuita al simbolo religioso della Trinita'.
Nella presente ricerca si intendono approfondire le influenze filosofiche che animano la concezione metafisica che ispira il lavoro scientifico di Kepler, cercando di valutare nel caso specifico il peso che tali convinzioni personali hanno esercitato sulle effettive acquisizioni dello scienziato. La ricerca quindi si articola in tre fasi:
1) Lo studio dello sfondo culturale che caratterizza l'epoca in cui vive Kepler, prestando particolare attenzione agli elementi teologici, filosofici e mitologici predominanti.
2) L'approfondimento degli aspetti filosofici e metafisici preponderanti nella concezione di Kepler, con particolare riferimento a:
-l'influenza dei tratti pitagorici, riconoscibili nell'importanza attribuita alla matematica e alla geometria, dotate di intrinseca bellezza, e giudicate gli unici metodi in grado di cogliere l'armonia del mondo (che, secondo Kepler, si manifesta anche nella musica delle sfere);
-il rilievo del concetto di conoscenza adottato dai neoplatonici e da Proclo;
-l'importanza attribuita all'immagine della sfera che rappresenta, grazie anche all'influenza esercitata dalla dottrina medioevale della signatura rerum, il simbolo cristiano-teologico della Trinita' (in contrapposizione con la tradizione pitagorica e alchimistica che prediligeva e assegnava uncarattere sacro al simbolo della quaternita'), la quale si riflette nell'ordine cosmologico individuato da Kepler, e quindi, sembrerebbe costituire una inesauribile fonte di ispirazione nella ricerca delle leggi che regolano il moto dei corpi celesti;
-la progressiva scomparsa del concetto di anima del mondo che lascia spazio a una visione piu' esplicitamente meccanicistica, e purtuttavia, ancora permeata da un residuo animistico (l'anima del mondo ha un ruolo marginale nell'opera di Kepler, diversamente dalle anime individuali che egli attribuisce ai corpi celesti e alla Terra);
-il rapporto conflittuale e polemico con la tradizione alchimistica rappresentata da Paracelso e dai Rosacroce.
3) La valutazione dell'interazione fra tali elementi intrisi di immaginazione e mitologia e il nuovo metodo matematico-quantitativo che viene applicato allo studio dell'universo e porta alla scoperta di leggi naturali. In particolare, la presente ricerca si propone l'obbiettivo di appurare il rilievo effettivo che il simbolo cristiano della Trinita' -identificata con l'immagine della sfera e riflessa nell'ordine cosmico costituito dal Sole e dai pianeti- assume nel condurre Kepler a credere fermamente nell'eliocentrismo e, quindi, a formulare le tre leggi del moto.
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